mercoledì 8 ottobre 2008

Mio padre

Mio padre è diabetico. Adesso è seduto al tavolo in vestaglia, si mette gli occhiali, si pulisce il medio con un batuffolo d'ovatta e come ogni sera si fa un buchetto per far uscire un po' di sangue da mettere dentro una macchinetta. Guarda il display, lo allontana per vederlo meglio legge il valore della sua glicemia e lo appunta in una tabella che custodisce gelosamente.
Questo succede ogni sera, ma io me ne sono accorto solo oggi. No, non intendo della glicemia, del buco e degli appunti, io stasera mi sono accorto di mio padre. Mi sono accorto dei suoi gesti sistematici, mi sono accorto di conoscerli come fossero miei, mi sono accorto di essere lontano. Sono rimasto a guardarlo, stando attento a non incrociare il suo sguardo; che vuoi? mi avrebbe chiesto e io non ce l'avrei fatta a parlare: mi veniva da piangere, ma non avrei saputo dirgli il perchè.
Lui è mio figlio, il più piccolo, con lui posso giocarci ancora un po'. Mi ricordo quando disse questa frase ad un suo amico sulla spiaggia, io ero un ragazzino e fremevo dalla voglia di andare a giocare a pallone con lui in acqua. Saranno passati 20 o 25 anni, mio padre adesso è seduto a un metro da me e io vorrei trovare la forza di dirgli grazie per quella partita, ma forse non ce l'ho. Mi vengono in mente le sue colpe, tutti gli uomini ne hanno, mi si mischiano in testa i ricordi, mi si accavallano le immagini di una vita da figlio, una vita a vedere quell'uomo perdere i capelli guardandolo sempre come un padre.
"Padre, se anche tu non fossi il mio padre, per te stesso, egualmente t'amerei".
Io non so chi sia mio padre, non so chi sia oltre ad essere mio padre. Adesso è seduto davanti a me con la sua debolezza, con i suoi occhiali sulla punta del naso e il suo dito sanguinante. Mentre le lacrime spingno dentro i miei occhi io resto a guardarlo e mi chiedo che figlio io sia stato. Penso a quando lui non ci sarà più, penso a quando io sarò padre e se troverò il coraggio di esserlo. Io non sono il tipo che riesce a dire ti voglio bene, preferisco trattenere le lacrime e sperare di mostrarlo in altro modo.
Lui rimette a posto la macchinetta per la glicemia, torna sulla sua poltrona e continuiamo a vedere un pessimo film americano. In silenzio.

3 commenti:

digito ergo sum ha detto...

la vita è ciclica. e te dirai "ecco, ora salta fuori il coglione che trova l'etichetta brillante, fa la sua figura eppoi se ne va". occhei. e ci hai ragGione. ma la vita resta ciclica.

il rapporto padre figli lo capisci appieno nel momento in cui diventi padre. e anche qua, nulla di nuovo.

da padre scopri che tutto si pensa al contrario. da padre non importa che padre sei. no, 'spetta... non mandarmi a ca__re, non ancora.

un figlio ama sempre il padre. non lo perdona ma lo ama. da questo punto di vista un padre si mette "il cuore in pace". eggià, perché essere genitore è un lavoro difficile e, comunque lo fai, sbagli. ergo, non cercare di ripararti dalle critiche. che non ha mica senso, ripararsi dalle critiche.

allora. poco importa cosa pensa un figlio del padre. conta che il padre aiuti il figlio a non pensare di sé le stesse cose. se un giorno uno dei miei figli dovesse dirmi chessò, "papà, sei una merda" lo prenderei in disparte, lo metterei a sedere comodo e gli chiederei il perché. appresi i suoi motivi lo aiuterei a non incappare mai negli stessi errori che mi fanno apparire così merdoso ai suoi occhi. questo è il coNpito di un padre. non ripararsi dagli errori.

la vita è ciclica, dicevo. tuo padre mancherà. e sarà il suo ultimo orgoglio. quello di non essere sopravvissuto ai figli. che è la cosa peggiore che possa capitare ad un padre. sarà il suo ultimo orgoglio partire prima di te, ma resterà. te, un giorno, tra 50 anni, sarai in cucina e, sbucciando un non so cosa, ti taglierai il dito e uscirà del sangue. solo un po', mica tanto. e succederanno due cose: penserai a tuo padre che misura la glicemia e, in quel momento, se ti girerai, vedrai tuo padre, seduto, che ti guarda e tu riuscirai a dirgli quello che ora non sei riuscito a dire. e forse piangerai. ma non avrà più nessuna, fottutissima, iNportanza.

ora puoi mandarmi a ca__re, e mi faresti anche un favore grande un bel po'. che son due giorni che...

ha detto...

Inconsciamente l'amore che provi per tuo padre lo stai già esprimendo da anni, anche senza avergli mai detto "ti voglio bene". L'amore e l'affetto verso i propri genitori è talmente particolare che un semplice gesto ha più valore di alcune belle parole, questo ogni papà lo sa già.
Mi fa piacere ritrovati.
Spero a presto.

Aborigeno ha detto...

@digito: il tuo commento è davvero prezioso, mi hai lasciato senza parole.


@infinito: mi fa piacere essere ritrovato.